
di fr. FRANCESCO DILEO, OFM Cap.
Il 22 maggio scorso Papa Leone ha autorizzato il Dicastero delle Cause dei Santi a promulgare, tra gli altri, il decreto riguardante le virtù eroiche del frate minore cappuccino fr. Nazareno Zucca da Pula, la cui storia si è intrecciata con quella di Padre Pio. Giovanni – questo il suo nome civile – nacque a Pula, in provincia di Cagliari, il 21 gennaio 1911 e fu educato cristianamente in una numerosa famiglia contadina. Non poté frequentare la scuola e, dopo aver svolto per due anni il servizio militare di leva a La Spezia, rientrato in Sardegna, si fidanzò con una sua coetanea, ma la loro relazione si interruppe a causa della guerra d’Africa, per la quale Giovanni fu richiamato alle armi e inviato in Eritrea. La permanenza, in divisa, lontano dal suo paese si prolungò in seguito allo scoppio della Seconda guerra mondiale, durante la quale si guadagnò i gradi di sergente, ma fece anche una lunga esperienza di prigionia, perché fu catturato dagli inglesi e rimase nelle loro mani per quasi quattro anni. Quando riuscì a tornare nella sua città, non era più in grado di affrontare il duro lavoro nei campi e fu assunto come guardiano di un deposito di pullman, un’attività che gli permise di coltivare un sempre crescente interesse per le vite dei santi e di riflettere sul suo futuro. Nel 1950 venne a San Giovanni Rotondo, incontrò Padre Pio e, nello stesso anno, chiese di essere ammesso tra i frati minori cappuccini come fratello laico. Svolse prevalentemente la mansione di questuante, soprattutto a Sassari, Cagliari e Sorso, facendosi apprezzare per la cordialità e per la disponibilità all’ascolto che caratterizzavano ogni incontro. Nacque, così, per lui uno specifico apostolato. Iniziò a ricevere le persone che, numerose, lo cercavano a Is Molas, frazione di Pula, dove fece edificare il santuario di Nostra Signora della Consolazione. A porre fine al suo apostolato e ai suoi giorni fu un cancro allo stomaco. Morì il 29 febbraio 1992 nell’ospedale di Cagliari. La sua fama di santità, già diffusa quando era in vita, alimentata da eventi prodigiosi e guarigioni miracolose attribuite alla sua intercessione, si rese particolarmente evidente nel giorno dei funerali, che si trasformarono in una grande e sentita manifestazione popolare. A confermare la convinzione dei fedeli sardi era stato anche il Confratello di Pietrelcina, che talvolta ne rimandava indietro alcuni dicendo: «Voi avete fr. Nazareno e potete rivolgervi a lui». Nell’attesa che un miracolo, attribuito all’intercessione del novello «venerabile», possa consentire alla Chiesa di riconoscergli il titolo di «beato», l’esemplare vita di fr. Nazareno ci interroga e ci induce a riflettere. Anche nella nostra Provincia religiosa, accanto a due lunghe Cause storiche che riguardano altrettanti confratelli presbiteri, sono iniziati e sono in corso gli iter per il riconoscimento della santità di due fratelli laici: fr. Daniele Natale da San Giovanni Rotondo e fr. Modestino Fucci da Pietrelcina, entrambi dimostratisi instancabili nel dedicare il loro tempo al prossimo, offrendo consolazione, consigli, incoraggiamento, ma anche e soprattutto tanta speranza fondata sulla fede. Anche per fr. Daniele e fr. Modestino si sono diffusi racconti di esperienze soprannaturali e di grazie ricevute mediante la loro preghiera. Ma ciò che, più di ogni altro aspetto, è importante cogliere da queste tre vite spese per gli altri è il loro esempio, divenuto una lezione più eloquente di tante pur efficaci omelie e di dotti quanto necessari documenti magisteriali: la lezione del comandamento unico dell’amore, compendio del Vangelo, divenuto prassi nella loro esistenza. Lo stesso amore espresso dal sorriso del cappuccino questuante fr. Camillo Colavita da Sant’Elia a Pianisi, che ha conquistato il piccolo Francesco Forgione e che è stato il mediatore della vocazione con cui l’umanità del terzo millennio ha ricevuto in dono un gigante della santità come Padre Pio da Pietrelcina.