di fr. Francesco Colacelli
«Siete chiamati a servire non solo come faro di fede per la Chiesa universale, ma anche come lievito di armonia, saggezza ed equilibrio nella vita di una società che tradizionalmente è stata, e continua ad essere, pluralistica, multietnica e multireligiosa».
Sono le parole pronunciate da Papa Benedetto XVI nell’omelia tenuta a Gerusalemme, durante il tanto atteso viaggio apostolico nella patria di Gesù. Parole indirizzate ai fedeli della Terra Santa, ma che ciascuno di noi deve sentire rivolte a sé.
Se è vero, infatti, che il Medio Oriente ha ormai una consolidata tradizione di convivenza, più o meno pacifica tra etnie, culture e religioni diverse, ormai in ogni angolo della terra si richiedono «armonia, saggezza ed equilibrio» per garantire quella «convivialità delle differenze» che fu una delle espressioni più profetiche del Servo di Dio, don Tonino Bello.
Lasciando da parte le interpretazioni politiche date alle parole del Santo Padre dagli organi di informazione laici, sempre pronti a sottolineare più quello che divide rispetto a ciò che può unire, andando alla fonte, cioè al testo completo dell’omelia del Papa, scopriamo che egli ha suggerito ai cristiani di Gerusalemme, e non solo a loro, anche il metodo...