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Copertina - Anno XLVIII - n. 4 - Aprile 2017

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Articolo: …Building bridges…! (EDITORIALE)

del numero: Anno XLVIII - n. 4 - Aprile 2017

di fr. Mariano Di Vito, OFM Cap.


Non preoccupatevi carissimi e fedeli lettori, traduciamo immediatamente queste parole inglesi: …”costruendo ponti” …!.Non ricordo bene dove l’ho sentita, ma quest’espressione mi ha subito colpito perché l’ho letta quasi come una contraddizione, o almeno come una difficoltà, proprio all’inizio della Quaresima, che ci avrebbe portato a celebrare la Pasqua annuale.L’idea di staccarci dai tanti lacci e lacciuoli che ci imbrigliano nei nostri difetti (… peccati sarebbe la parola più giusta!), che spesso sono delle vere e proprie secche che inaridiscono il cuore e l’anima, per dedicare più tempo al nostro cammino spirituale, mi sembrava una buona direzione di marcia verso la Pasqua del Signore.In una parola, tagliare i ponti del nostro scialbo, insipido ed egoistico ordinario, poteva essere il primo necessario passo per dare spazio all’azione imprevedibile del Santo Spirito. In verità continuo a pensare che il ritornare in se stessi, o almeno provarci, lontani dal rumore e dal groviglio di tanti fili, quasi mai necessari, non sia affatto un inutile esercizio. Però! Però! A ben guardare la Pasqua del Signore – tutta la vita e il messaggio cristiano hanno proprio qui il loro centro, la meta e, direi, il loro metodo – ha accorciato le distanze, abbattuto i muri, avvicinato gli opposti, ha costruito incrollabile e per sempre il ponte che è Gesù stesso. In Lui l’uomo ritrova il suo volto luminoso e splendido, e la sua storia (anche le piccole storie…) pur nella semplicità e complessità dei gesti e delle situazioni, è redenta, colmata di significato, mai inutile. Nel tempio pagano c’era il colonnato che divideva il ‘fanum’, il sacro, dal ‘profanum’, il mondo, la strada. La divinità la si poteva incontrare solo se, abbandonato e lasciatosi alle spalle il profano, si entrava nella luce soffusa, ovattata e misteriosa della stanza più interna.  Cristo risorto è, al contrario, il Tempio, senza colonnati né divisori. La strada, con le sue asperità, il mondo con le sue contraddizioni, ma soprattutto l’uomo vivente, con i suoi drammi e i suoi sogni, sono i luoghi santi, la ‘stanza interna’, dove ci viene incontro e si manifesta «quale luce vera, quella che illumina ogni uomo, e, se accolta ci fa figli, da schiavi e servi che eravamo» (cfr.  Gv 1, 9.12ss). Celebrare quello che il Signore ha “già fatto”, dovrà significare anche per noi entrare nel giorno senza tramonto per sperimentare, fin da ora, la vittoria su ogni forma di separazione e contrapposizione e, quindi, diventare testimoni operativi, bridge builders, costruttori di ponti, nei quotidiani e sempre nuovi spazi e contesti di vita, il più delle volte caratterizzati proprio da fossati ideologici, culturali, sociali, religiosi, economici… Altro che tagliare i fili o tirare i remi in barca! La Pasqua è Cristo che con le sue piaghe gloriose esce dal buio del sepolcro, della morte e corre sulle strade del mondo a offrire a tutti la buona notizia della sua vittoria, vittoria a noi donata una volta per sempre! Padre Pio è stato un grande costruttore, spessissimo ri-costruttore, di coscienze, di situazioni drammatiche, di progetti a prima vista irrealizzabili. Lui che aveva “fatto passare” Cristo nella sua vita, divenne un ponte vivente perché tanti “potessero passare” a Cristo. Tagliamo pure qualche inutile filo che ci lega al superfluo, celebriamo però la Pasqua del Signore da persone nuove…building bridges…  Buona Pasqua!

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