| Montefusco
Situato sulla cima di un'altura tra i corsi del Calore e del Sabato, con vie strette
e in pendio, il centro campano sorse come castello longobardo e, reso importante per la sua posizione,
fu uno dei luoghi fortificati a difesa della capitale del Ducato beneventano.
Nel 1111 il castello di Montefusco era tenuto da una forte guamigione. Durante il periodo svevo,
Federico II vi fece eseguire grandi lavori di restauro, ed ampliamento, elevandolo a castello imperiale.
Fu capoluogo della provincia di Avellino dal 1581 al 1806. Durante i moti risorgimentali, nelle
sue prigioni furono incarcerati i patrioti irpini.
Il convento sito oltre due chilometri dall'abitato, in contrada Sant'Egidio e risale al 1625.
I Cappuccini della Provincia religiosa di Napoli vi rimasero sino al 1867, quando furono allontanati
dalla legge di soppressione. Ceduto, in seguito, ai Cappuccini di Foggia, fu riaperto il 5 novembre
1900.
Nel 1837, per un mese, il convento ebbe l'onore di ospitare, a causa della sua salute cagionevole,
il cardinale Gioacchino Pecci, poi Papa Leone XIII. Fra' Pio dimorò poco tempo a Montefusco.
Arrivato alla fine di novembre 1908, durante i primi mesi dell'anno successivo fu accompagnato
dallo stesso Padre Agostino a Pietrelcina, perché malato. Padre Paolino da Casacalenda,
disse di lui:
"Era un bel giovane paffuto, dal viso roseo che nulla lasciava trapelare della malattia dalla
quale era affetto. Portava un fazzoletto di seta al collo, che gli difendeva la gola, e da tutta
la sua persona spirava bontà e simpatia".
Anni più tardi, Padre Pio commentava queste parole del Padre Paolino: "Il male principale
nella mia malattia era il fatto che apparentemente io non dimostravo alcun male, per cui parecchi
potevano dubitare che io effettivamente soffrissi".
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