di fr. Francesco D. Colacelli
Ci siamo avvicinati con timore e tremore alla data del 2 marzo. Sapevamo di accingerci a compiere un atto storico. Ma questa consapevolezza, più che riempirci di orgoglio, ci caricava di una enorme, inesprimibile responsabilità.
È stato proprio il senso di responsabilità a indurci a chiedere e a effettuare l’esumazione e la ricognizione canonica del corpo di Padre Pio, sfidando oneri organizzativi, notti insonni, ingratitudine, insulti, false accuse e persino l’ignominia di comparire sui giornali per un’iscrizione nel registro degli indagati. Ma dovevamo farlo. Per amore verso Padre Pio e per fedeltà alla tradizione della Chiesa.
L’amore verso il nostro santo Confratello non poteva tenerci ancora inerti di fronte alla necessità di verificare le condizioni del sepolcro e lo stato del corpo e di procedere a un idoneo trattamento, come avviene per tutti gli altri beati e santi. I fatti e il parere dei periti, poi, ci hanno dato ragione.
La fedeltà alla tradizione della Chiesa non ci consentiva di continuare a lasciare un Santo sepolto sotto terra.
Ora che tutto è stato chiarito, ringrazio il Signore. Lo ringrazio per avermi associato alle incomprensioni che Lui per primo ha subito e che hanno caratterizzato anche tutta l’esistenza...