di fr. Mariano Di Vito, OFM Cap.
La Sacra Scrittura non è ricca solo di storia e di personaggi, ma è letteralmente piena di piante, alberi e fiori, dai più imponenti a quelli più umili.
La quercia o il cedro del Libano simboli di grandezza e maestosità (Cfr. Is. 2,13, Salmi 28, 91, 103), la vite , il fico e l’olivo segni della tranquillità della vita domestica ( Zac.3,10; Mic.4,4), la palma dalla chioma sempre verde e dalle radici costantemente in cerca di acqua, figura dell’uomo giusto e del sapiente (Cfr. Salmo 91). E poi il sicomoro, il mandorlo e le erbe, i fiori, le spezie… ad ulteriore conferma che la Parola di Dio ‘è discesa’ in questo nostro mondo assumendo non solo le lingue degli uomini, ed ancor di più la loro vera debole carne, nella pienezza dei tempi (Cfr Gal 4,4-7), ma rivestendosi dei colori , dei profumi e dei germogli della nostra ‘sorella madre terra’.
Nella flora abbondantemente ricordata c’è un albero, o meglio un alberello, di una bellezza che definirei semplice e contemporaneamente di una fecondità straordinariamente abbondante: il melograno.